Rifugiati siriani in Australia, le indicazioni del Catholic Migrant Office

Il primo gruppo arriverà a dicembre 2015. Per il successo del reinsediamento, dice padre Pettenà, occorrono anche amicizia, sostegno linguistico e altre cose per le quali «le comunità cattoliche sono l’ideale»

In risposta diretta al conflitto in Siria, qualche settimana fa il governo federale australiano ha annunciato di voler accogliere 12mila rifugiati tramite un programma di reinsediamento permanente. L’Australia, che offre già ogni anno 13mila posti alle persone che cercano rifugio, darà ai nuovi arrivati un visto diverso da quello ordinario, che permetterà loro di essere classificati come già residenti in Australia, con pieno accesso a istruzione, lavoro, assistenza sanitaria ecc.

Arriveranno da Libano, Turchia e Giordania

Attualmente si stima che oltre la metà della popolazione siriana sia stata sfollata, costretta a lasciare la propria casa a causa della guerra. La maggior parte dei profughi che l’Australia accoglierà si trova attualmente in Libano, Turchia e Giordania. In questi territori il numero di migranti è così alto (1,6 milioni i profughi siriani ospitati in Libano; 1,9 milioni quelli in Turchia) che alcuni paesi limitrofi hanno già cominciato a chiedere le proprie frontiere.

Il primo gruppo di rifugiati arriverà in Australia a dicembre 2015, la parte restante invece entro la fine di giugno 2016. Il governo ha chiaramente indicato di volerli stabilire nelle zone al di fuori delle grandi aree metropolitane. Per i siriani già residenti, la strada per portare in Australia gli altri membri della famiglia è quella ordinaria del ricongiungimento familiare. Non potranno beneficiare del programma i siriani attualmente detenuti a Manus Island e Nauru.

Importanti anche le cene parrocchiali e i gruppi di gioco

L’esperienza cattolica nei servizi sociali insegna che il successo del reinsediamento richiede ben più degli immediati servizi per i quali i governi sono disposti a pagare. Alle persone occorrono infatti assistenza per accedere all’occupazione, amicizia, alloggi permanenti, accesso a scuole per bambini, supporto linguistico continuo, servizi locali come medici, dentisti e simili. «Per questo tipo di sostegno le comunità cattoliche sono l’ideale».

A parlare è padre Maurizio Pettenà, scalabriniano che dirige l’Australian Catholic Migrant and Refugee Office (ACMRO): «Abbiamo identificato una serie di modi in cui mettere a frutto la buona volontà e la generosità dei cattolici che desiderano accogliere i rifugiati nelle proprie comunità. In primo luogo, tutte le diocesi sono state sollecitate a mantenere i contatti con i loro locali cappellani ACMRO e le agenzie di servizi sociali cattoliche per identificare le necessità.

Sarà anzitutto importante trovare le abitazioni che possano ospitare persone su base permanente. Può trattarsi tanto di abitazioni private proprietà di parrocchiani, disposti a metterle in affitto, quanto di immobili di proprietà della diocesi. Chiaramente occorre cautela nell’incoraggiare le famiglie a prendere rifugiati nelle loro case: alcune persone arriveranno qui con traumi e andranno assistite. Senza rigorosi controlli potrebbero esserci dei rischi che potremmo non essere in grado di prevedere».

C’è poi tutta la tradizione serie di attività solidali che si rivela sempre efficace: «donazioni di beni, raccolte fondi, volontariato per corsi di lingua e orientamento, gruppi di discussione che coinvolgono i leader di altre religioni per aiutare le persone a capire che l’Australia è un paese che accoglie persone di fedi diverse. Anche le cene parrocchiali, i gruppi di gioco e i barbecue saranno molto importanti per accogliere le persone nella comunità locale».

Tutti i dettagli all’interno del documento allegato, ACMRO Syria Refugees, che include anche un elenco completo dei fornitori di servizi registrati.

La Redazione