Giubileo della Misericordia, un anno di grazia

L’8 dicembre 2015 si apre un anno di grazia. Padre Gonçalves ci racconta il legame tra il volto del Padre, splendente di tenerezza, e il volto di chi soffre, ferito nei diritti e nella dignità

L’Anno Santo della Misericordia si svolgerà dall’8 dicembre 2015 al 20 novembre 2016. Papa Francesco aprirà ufficialmente la porta santa durante la solennità dell’Immacolata Concezione di Maria, nella basilica di San Pietro in Vaticano. Tuttavia, come sappiamo, il 29 novembre durante la sua visita in Africa (che ha toccato Kenya, Uganda e Repubblica Centrafricana), il pontefice ha anticipato questo gesto simbolico nella cattedrale di Bangui, affermando «oggi questa città è la capitale spirituale del mondo».

Quello che il papa Bergoglio, tra le altre cose, vuole recuperare è il concetto biblico ed evangelico di misericordia. Anche se tutti gli scritti del Nuovo Testamento sono guidati da questo concetto, è senza dubbio Luca l’evangelista della misericordia per eccellenza. Lo conferma una delle più belle pagine di tutta la Bibbia: la parabola del figliol prodigo (cfr. Lc 15,11-32). Al peccatore che torna a casa, il Padre offre una festa, una grande festa (non c’è da stupirsi se molti preferiscono chiamarla parabola del Padre misericordioso).

Un tesoro inesauribile

Luca trasmette un’altra perla estratta del tesoro inesauribile di misericordia divina quando, sulla croce, in mezzo alle torture che le parole sono incapaci di descrivere, Gesù intercede per coloro che lo hanno appena crocifisso: «Padre, perdona loro perché non sanno quello che fanno» (Lc 23,34). Non meno luminosa è la promessa fatta al cosiddetto buon ladrone, una dei due crocifissi con lui. Alla richiesta «ricordati di me quando entrerai nel tuo regno», Gesù risponde «In verità io ti dico: oggi con me sarai nel paradiso» (Lc 23,42-43).

Di fronte a un’ingiustizia che condanna un innocente, la vendetta di Dio è il perdono. Nel Vangelo di Luca la parola e lo sguardo di Gesù riflettono una misericordia senza limiti. Infinita e gratuita, offerta al peccatore ancor prima del suo pentimento, come sottolinea l’apostolo Paolo: «Ma Dio dimostra il suo amore verso di noi nel fatto che, mentre eravamo ancora peccatori, Cristo è morto per noi» (Rm 5,8).

Due temi, due volti

Altri versetti ci riportano all’inizio del ministero pubblico del profeta itinerante di Nazareth. Racconta l’evangelista: «Venne a Nazareth, dove era cresciuto, e secondo il suo solito, di sabato, entrò nella sinagoga e si alzò a leggere. Gli fu dato il rotolo del profeta Isaia; aprì il rotolo e trovò il passo dove era scritto: “Lo Spirito del Signore è sopra di me;/per questo mi ha consacrato con l’unzione/e mi ha mandato a portare ai poveri il lieto annuncio,/a proclamare ai prigionieri la liberazione/e ai ciechi la vista;/a rimettere in libertà gli oppressi,/a proclamare l’anno di grazia del Signore”» (Lc 4,16-19).

All’inizio della sua attività pubblica e nelle sue ultime parole pronunciate sulla croce, Gesù rivela il volto misericordioso del Padre. Va da sé che la misericordia per i poveri, i prigionieri, i ciechi e gli oppressi rientra nel progetto divino per l’anno di grazia. I due temi – Anno Santo e Giubileo della Misericordia – sono così intrecciati che è impossibile dividerli. È la sintonia tra il volto del Padre, splendente di misericordia, bontà, amore, perdono, tenerezza, e il volto di chi soffre, segnato da ferite e cicatrici che sfigurano diritti e dignità umana.

Padre Alfredo J. Gonçalves