Morire sulle frontiere

I dati dell’UNHCR indicano un aumentato delle vittime sulle due rotte migratorie più pericolose. L’analisi del missionario scalabriniano padre Alfredo Gonçalves

I dati dell’Agenzia ONU per i Rifugiati (UNHCR) indicano che è notevolmente aumentato il bilancio delle vittime sulle due rotte migratorie più pericolose: solo dall’inizio dell’anno sono annegate nella traversata del Mediterraneo (la più pericolosa e letale) più di 800 persone; mentre sulle difficili frontiere del continente americano, che legano i paesi sudamericani tra loro e con il sogno dell’Eldorado statunitense, il bilancio delle vittime è di circa 500, numero alimentato dalla massiccia fuga dal Venezuela. D’altra parte, secondo le Nazioni Unite, sia internamente che esternamente, si stima che attualmente 70,6 milioni di persone siano sfollate.

Un’inasprimento su più fronti

Due fattori in particolare hanno contribuito alla maggiore vulnerabilità dei migranti in fuga. Innanzitutto la chiusura dei porti di Malta e dell’Italia e, in generale, dei porti europei per le navi provenienti dalla Libia che tentano di raggiungere l’Europa meridionale. Mentre l’Unione europea discuteva su un possibile accordo per uno sbarco condiviso, le navi delle ONG Sea-Eye e Open Arms sono rimaste per diversi giorni nelle acque del Mediterraneo con centinaia di migranti a bordo.

In secondo luogo, il presidente Donald Trump ha provocato un doppio inasprimento della legislazione statunitense sull’immigrazione: tramite gli accordi con i paesi centroamericani, rendendo difficile per i migranti spostarsi a nord; e accelerando il famigerato processo di espulsione che ha diviso perversamente i genitori “privi di documenti” dai propri figli nati nel territorio degli Stati Uniti.

Un’ondata di odio crescente

In altre parole, sia nell’Unione europea che negli Stati Uniti, la politica migratoria subisce restrizioni a catena. In un contesto più ampio, assistiamo a un’ondata di odio e discriminazione razziale, a volte con sfumature di suprematismo, perpetrata da governi di estrema destra e populisti, come Austria, Danimarca, Inghilterra, Italia, Ungheria e Stati Uniti tra gli altri.

Più grave è che figure come Trump, Salvini, Le Pen, Viktor Orban (per non parlare di Bolsonaro) siano portavoce di sezioni significative della popolazione, presentandosi tanto come causa quanto come effetto dell’intolleranza e del rifiuto diffuso degli estranei. La società è chiusa all’altro, al diverso, allo straniero. Basta far presente che tutti i nomi citati, e sarebbe facile aggiungerne altri, hanno ricevuto il voto facendo leva su un discorso elettorale anti-migratorio.

Combattere la strumentalizzazione

Mentre la lunga crisi dell’economia globalizzata, ora accompagnata dalla guerra fredda commerciale, si approfondisce, la situazione dei migranti si complica. Presentati come una costante minaccia allo status quo, sono un capro espiatorio per qualsiasi disordine sociale e politico. In quanto categoria più fragile e vulnerabile, subiscono immediatamente le conseguenze della crisi.

A loro volta i candidati, con l’obiettivo di ottenere o mantenere il potere, sanno come manipolare e strumentalizzare questa paura per ottenere voti ai seggi. La domanda è: come navigare controvento armati dei quattro verbi di papa Francesco e del Global Compact per la migrazioni?

Alfredo J. Gonçalves, cs