Nuovo dicastero, papa Francesco dirigerà la sezione dedicata ai migranti

Con la lettera Apostolica Humana progressionem nasce il Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale. A guidarlo sarà il cardinale Turkson

Con la pubblicazione della Lettera Apostolica Humanam progressionem, il 31 agosto papa Francesco ha ufficialmente istituito il Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale. Il nuovo organismo si occuperà di «questioni che riguardano le migrazioni, i bisognosi, gli ammalati e gli esclusi, gli emarginati e le vittime dei conflitti armati e delle catastrofi naturali, i carcerati, i disoccupati e le vittime di qualunque forma di schiavitù e di tortura in s靻.

Mentre a guidare il dicastero sarà il cardinale Peter Kodwo Appiah Turkson, a dirigerne ad tempus la sezione dedicata profughi e migranti sarà lo stesso pontefice. Questa scelta, ha sottolineato padre Alessandro Gazzola, superiore generale della congregazione scalabriniana, «esprime in maniera speciale la sollecitudine di papa Francesco per i profughi ed i migranti, sollecitudine che è il cuore del nostro carisma scalabriniano». Alla luce di quanto sta avvenendo in Europa, infatti «non può esserci oggi un servizio allo sviluppo umano integrale senza una particolare attenzione al fenomeno migratorio», come dichiarato nel comunicato della Sala Stampa Vaticana che accompagna la pubblicazione del Motu Proprio.

Il nuovo organismo, che inizierà i lavori dal 1 gennaio 2017, raggrupperà le funzioni di ben quattro Pontifici consigli (Giustizia e Pace, “Cor Unum”, Pastorale per i Migranti e gli Itineranti e Pastorale per gli Operatori Sanitari) e sarà guidata, nel ruolo di prefetto, dal cardinale Turkson.

Padre Gabriele Beltrami, direttore dell’Ufficio Comunicazione Scalabriniani (UCoS), aveva incontrato il cardinale in occasione della Festa dei Popoli 2014, l’evento scalabriniano che raccoglie ogni anno in Piazza San Giovanni in Laterano migliaia di persone.

«La pace è una realtà indivisibile – ha dichiarato, intervistato, il cardinale – dovrebbe essere un’esperienza di tutti, un anelito di ogni essere umano. Questo desiderio di pace può spingere a fare di tutto per conquistarla, incluso lo spostarsi dalla propria terra. Come Chiesa, vediamo l’urgenza di una conversione del cuore per riconoscere l’altro come un fratello, non semplicemente un vicino, rispondendo a quella domanda posta all’inizio dell’umanità: “Dov’è tuo fratello?”».

La Redazione