Politicizzare le migrazioni equivale a criminalizzare i migranti

Tre preoccupanti notizie provenienti da Libia, Stati Uniti e Brasile suggeriscono un inasprimento progressivo e diffuso della legislazione sulle migrazioni. L’analisi del missionario scalabriniano padre Alfredo Gonçalves

Tre recenti e preoccupanti notizie sulla mobilità umana vanno necessariamente considerate. La prima viene dall’Europa.

Un nuovo naufragio, un accordo e un’ordinanza

Alla fine di luglio 2019 all’incirca cento migranti sono annegati in un nuovo naufragio tra la Libia e il vecchio continente. Lo stesso mese ha fatto registrare più di 600 annegamenti nelle acque del Mediterraneo, non senza ragione ribattezzato il cimitero degli immigrati.

La seconda storia riguarda gli Stati Uniti e il turbolento Donald Trump. Non soddisfatto dell’insistenza del muro sul confine messicano e dell’accelerazione del processo di espulsione delle persone prive di documenti, il presidente degli Stati Uniti ha firmato un accordo con il Guatemala che, sotto la minaccia di boicottaggi, impone a quest’ultimo di creare ostacoli per gli immigrati centroamericani diretti verso l’Eldorado americano.

Per la terza notizia, gli occhi si rivolgono al Brasile, che, in relazione alla popolazione totale e all’estensione del territorio, accoglie un numero piccolo di stranieri. Il 26 luglio Sérgio Fernando Moro, attuale ministro della Giustizia e della Pubblica Sicurezza, ha emanato un decreto che prevede la deportazione sommaria e il divieto per gli stranieri di entrare nel Paese. L’ordinanza n. 666/2019 punisce le “persone pericolose o che hanno commesso un atto contrario ai principi e agli obiettivi stabiliti nella Costituzione federale”.

Un clima di odio e intolleranza verso gli stranieri

Le tre notizie suggeriscono molto più di quanto detto e scritto. Anzitutto, un progressivo e diffuso inasprimento della legislazione sulla migrazione. Sulla base di tale rigidità, si pone fine al diritto internazionale di entrare e uscire, chiudendo le porte alla possibilità di una migrazione legale. Ciò conduce all’aumento esponenziale della migrazione priva di documenti e alla pressione dei migranti sulle frontiere che dividono i paesi. Messico, Turchia, Libia e Grecia, tra gli altri, sono esempi lampanti di questa crescente visibilità del fenomeno migratorio.

I fatti suggeriscono anche un clima di odio e intolleranza verso l’altro, il diverso, lo straniero. La politica del nazionalismo populista, perpetrata dai governi di estrema destra e nei paesi di tradizione democratica, rivela un’atmosfera anti-migratoria. Tali governi sono sia causa sia effetto della crescente ostilità. Causa, poiché promuovono una sorta di nuova guerra fredda contro ogni tipo di opposizione; effetto, perché rappresentano parti considerevoli della popolazione.

Strumentazione delle migrazioni a fini elettorali

Le notizie suggeriscono infine un uso manipolatorio e strumentale delle migrazioni a fini elettorali. La questione dello sfollamento umano diventa parte fondamentale dei dibattiti tenuti al fine di impadronirsi del potere. Chiunque si opponga alla direttiva zero tolerance viene additato come nemico della patria. E in questo scenario senza compromessi, politicizzare le migrazioni equivale a criminalizzare i migranti.