Spiritualità

Giovanni Battista Scalabrini – Spiritualità

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Impegnava se stesso interamente

«Dio l’aveva fornito d’una intelligenza pronta, versatile, acuta, limpida, vasta; a qualunque scienza si fosse dedicato, riusciva senz’ombra di difficoltà e le questioni più ardue di filosofia, di teologia, di storia, di politica, erano da lui trattate e svolte con una sicurezza e chiarezza che mi colmavano di stupore; pareva che solo di quelle avesse fatto studio speciale.

Il suo motto era il paolino farsi tutto a tutti: ma lo specifico suo non è tanto costituito – anche se ciò può sembrare irriverente per uno come lui che ha sentito la sollecitudine di tutte le Chiese – dalla seconda parte del detto paolino, cioè dall’ampiezza degli interessi e per così dire dalla latitudine del cuore (a tutti), ma dalla prima parte, dal tutto: egli impegnava se stesso interamente e non in percentuale, qualsiasi cosa facesse».

Era persuaso che Dio agisce nella storia

«Scalabrini non è una figura di santo già fatta, ma un laboratorio di forze per fare un santo, e la sua via di perfezione è lo sforzo continuo di perfettibilità. La santità del beato Scalabrini non è mai stata qualcosa che riposasse sulle proprie ragioni acquisite, ma è stata sempre autentica nella tensione verso un sé da raggiungere. La sua anima è progettuale, utopica, comunque progressiva. Una sua attitudine può essere ravvisata nello spirito di attenzione: alle orme di Dio, alle sue piste incerte nel deserto, ai segni dei tempi: perché egli è fermamente persuaso che Dio agisce nella storia e che “l’uomo si agita, ma Dio lo conduce”».

Uomo della virtù teologale della speranza

«La madre delle sue virtù morali sembra essere la fedeltà e la costanza: per questo è anche l’uomo della virtù teologale della speranza. Ha poi il genio della pazienza, che è anche la virtù del pescatore di uomini. La sua visione finale delle cose (in politica, come fondatore, e anche in emigrazione) non è mai quella iniziale. La chiarezza si direbbe in lui il premio della fedeltà.

La sua santità è una materia disponibile ad una forma che onora lavoro, studio, sperimentazione, esperienza, consiglio, amicizia, collaborazione, contributi altrui, fallimenti, croci e tutte le altre virtù che sono attributi della carità che è paziente, che tutto crede, spera, e che tutto sopporta. Per questo, come disse nel 1882, lui viene da Como, “la città del Crocifìsso”. Per questo il suo motto è: Fac me cruce inebriari (“Fa’ che io sia inebriato della croce”)».

Da una testimonianza di monsignor Geremia Bonomelli, vescovo di Cremona