Il pane e le parole

Il cibo mangiato insieme è inseparabile dallo scambio di sguardi, di gesti e di esperienze: condividere il pane è condividere la vita. Il nostro viaggio, partito dalla storia del profeta Elia, continua con la “liturgia” del pasto

«Mangia…»

Prima di riprendere la marcia, però, bisogna nutrirsi. «Alzati, mangia» sono le parole dell’angelo. Elia «guardò e vide vicino alla sua testa una focaccia, cotta su pietre roventi, e un orcio d’acqua. Mangiò e bevve, quindi di nuovo si coricò. Tornò per la seconda volta l’angelo del Signore, lo toccò e gli disse: “Alzati, mangia”» (1Re 19, 5-7). Non è la prima volta che il cibo e le bevande del pellegrino provengono dall’alto, mandati dal Signore. Né sarà l’ultima. Lo vediamo nella storia dell’Esodo, che segna la traversata dura dalla schiavitù d’Egitto verso la Terra Promessa. Il popolo d’Israele, pellegrino nel deserto, riceve l’acqua, la manna e le quaglie, il pane dal cielo per proseguire il cammino (cfr. Es 16, 1-36). In seguito, Gesù darà mangiare alle folle affamate con la moltiplicazione dei pani.

Inoltre egli stesso, il Maestro, fa del proprio corpo e del proprio sangue un cibo vivo, come si legge nell’episodio dell’ultima cena, prima del suo arresto e della morte in croce (cfr. Gv 13, 1-20). Il pane che supera la vecchia alleanza: «Questo è il pane disceso dal cielo; non è come quello che mangiarono i padri e morirono. Chi mangia questo pane vivrà in eterno» (Gv 6, 58). Pane, mensa, comunità. Tre parole inseparabili sia dal punto di vista del cibo materiale (pasto) sia di quello spirituale cibo (eucaristia). In realtà, il pane condiviso sulla mensa è inseparabile dallo scambio di sguardi, parole, gesti, esperienze, storie, successi e insuccessi, risate e lacrime. Condividere il pane invita a condividere la vita: uno nutre il corpo, l’altra l’anima. Il vero condimento di entrambi è proprio la presenza dell’altro, degli altri, della comunità.

Un pretesto per l’incontro

E quanto più è intimo e profondo il rapporto tra quelli che siedono alla stessa tavola, tanto più è saporito il pane e arricchente lo scambio reciproco tra i commensali. Questo spiega le dinamiche umane della festa. Nessuno dà una festa semplicemente perché ha fame e ha bisogno di nutrirsi, questo bisogno fisiologico viene risolto in pochi minuti. La festa, al contrario, nutre l’anima dei partecipanti uccidendo una fame molto più forte e profonda: la fame di contatto, di relazione, di convivenza, dello stare insieme. Nei momenti di festa, il cibo nella maggior parte dei casi non è altro che un pretesto per l’incontro fraterno.

Incontro che, a poco a poco, tesse il filo invisibile di legami comunitari e fa crescere la qualità dello stare insieme. Mensa e incontro sono, allo stesso tempo, punto di convergenza e punto di partenza per l’amicizia e la costruzione della comunità intesa come vera famiglia, Le pagine del Vangelo mostrano a sazietà quanto Gesù puntasse sulla convivialità. Non solo accettando l’invito a mangiare e festeggiare a casa di amici, ma anche provocando momenti intensi di condivisione e incontro che, come abbiamo visto, trovano compimento nell’ultima cena, prima di tornare alla casa del Padre.

Come gli animali, gli esseri umani hanno bisogno di mangiare. Ma a differenza degli animali, gli esseri umani per mangiare seguono un vero e proprio rito liturgico. Si tratta di un momento sacro, intorno al tavolo, in cui ognuno è invitato a condividere il pane e la vita. Da qui la magia dei fiori, le decorazioni, gli abiti d’occasioni, i tovaglioli, la cura con cui sono preparati i piatti o quella nell’organizzare la lista degli invitati e scegliere il loro posto al tavolo… una liturgia. Tutto e tutti devono seguire le regole di una ricca, piacevole e gradevole convivenza. Il contrario di questa gioia festiva è l’atto di mangiare solo, fra estranei o un ambiente caratterizzato da discordia. Il cibo diventa immangiabile, velenoso, indigesto. Una medicina amara.

La festa più grande

Chiaramente la festa diventa più grandiosa e solenne nella celebrazione eucaristica. La tavola diventa un altare, gli invitati si uniscono nell’estasi dell’adorazione e il Corpo del Signore. L’annuncio della parola, le luci, i fiori e la musica rivestono l’ambiente di un mistero umano-divino. Dio e l’uomo, creatore e creatura, cielo e terra si intrecciano in un banchetto che prefigura la festa eterna del Regno di Dio. A tavola e sull’altare, con il pasto e la celebrazione eucaristica si realizza un duplice movimento, apparentemente contraddittorio.

Da un lato, un movimento centripeto dove il pane e la vita, la fede e la speranza, ogni persona e l’intera comunità convergono al centro della vita comunitaria, del banchetto dal quale nessuno è escluso (tavola/altare). Dall’altro lato, un movimento centrifugo in cui, dall’incontro che nutre e rinforza ciascuno e tutti (pasto/eucaristia), si svolge una serie di attività di solidarietà per la crescita e l’arricchimento della comunità. La tavola e l’altare sono convertiti in stazione di servizio per rinnovare la vostra energia e tornare in pista, riaprendo nuovi orizzonti.

Continua…

Padre Alfredo Gonçalves

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