Piramide sociale e migrazioni

La distanza tra il vertice e la base della piramide sociale è sempre più ampia. «I poveri restano ognora poveri, mentre i ricchi diventano sempre più ricchi», affermava Giovanni Paolo II nella Populorum progressio. Stiamo raggiungendo un livello di vera tragedia politica ed economica.

I dati sono preoccupanti e sorprendenti: l’elite mondiale di super-ricchi, che rappresentano l’1% dell’umanità, ha tanto quanto il restante 99% della popolazione dell’intero pianeta. L’aumento delle disuguaglianze allontana sempre più il vertice dalla base della piramide: stiamo raggiungendo un livello di vera tragedia politica ed economica.

D’altra parte, nel contesto dell’economia globalizzata del mercato totale, i governi di molti paesi, invece di promuovere una ristrutturazione politica ed economica tendono ad essere ridotti a semplici ostaggi o complici dei meccanismi perversi e nefasti del capitale finanziario internazionale.

Un primo e un terzo mondo in ogni paese

Più che mai rimane viva e attiva la denuncia che «i poveri restano ognora poveri, mentre i ricchi diventano sempre più ricchi», come affermato da allora papa Giovanni Paolo II, durante la sua visita in Messico (Populorum progressio, 57) – denuncia riconfermato dal comportamento di papa Francesco durante la sua visita allo stesso paese.

Da qui la difficoltà nell’utilizzare le espressioni primo mondo e terzo mondo. Il confine tra i due, oggi, passa attraverso l’interno di ogni paese e ogni regione. Meglio parlare di paesi/regioni di maggiore ricchezza e paesi/regioni di maggiore povertà. Nel primo, un oceano di benessere, costellato di isole di povertà; nei secondi, isole di ricchezza circondate da un mare di miseria.

Gli effetti dell’ingiustizia

Sono ben noti i risultati di ingiustizie simili, disuguaglianze e squilibri socio-economici presenti in tutti i paesi e le regioni del mondo. Evidenziamone alcuni:

  • povertà, miseria, fame e malnutrizione, accompagnate da malcontento e sconvolgimenti sociali che provocano spesso conflitti sanguinosi;
  • migrazioni crescenti e spostamenti di massa di lavoratori e delle loro famiglie, in cerca di migliori opportunità di vita, lavoro e futuro;
  • flessibilità, precarietà e esternalizzazione del lavoro formale, con riduzione dell’occupazione e dei salari, e successiva smobilitazione delle organizzazioni sindacali e dei movimenti sociali in generale;
  • proliferazione del lavoro informale, sotterraneo, clandestino, infantile, semi-schiavistico, domiciliare, temporaneo (con retribuzione, per le donne, al di sotto di quella maschile per lavori di pari livello);
  • reclutamento di bambini, giovani e adolescenti per il traffico umano e di droga, criminalità organizzata e la prostituzione precoce;
  • aumento della violenza in tutte le sue forme, per cui paesi coinvolti nelle guerre producono migliaia e milioni di profughi, sfollati e rifugiati.

Padre Alfredo J. Gonçalves