Il tempo di Dio e il tempo dei poveri

Più che sinonimo di denaro, il tempo è un terreno affidatoci per farne un giardino di vita. Ecco tre modi per usarlo (ma solo uno è corretto)

Il tempo-latifondo

È il tempo dedicato esclusivamente alla propria persona, o nella migliore delle ipotesi, orientato esclusivamente alla famiglia, al gruppo di appartenenza, al partito ecc. Tempo riservato a passioni, desideri, interessi. Spesso sterili: circondato da recinzioni e muri in modo che poveri o estranei non vi abbiano accesso. Il più comune di questi recinti o muri è la frase Non ho tempo!, cioè Il mio tempo è riservato a esigenze e vizi personali come internet, il culto della macchina o un piacere morboso, malaticcio. L’attivismo, il sovraccarico di impegni, l’agenda piena spesso sono altri modi per prevenire momenti gratuiti, come vedremo.

Ma qui si nasconde una trappola. Come tutto ciò che si accumula per il proprio tornaconto, anche il tempo marcisce, come la frutta o la verdura. Marcisce anche l’acqua, la carne nascosta nel frigorifero o il cibo nella dispensa. La stessa cosa accade al tempo. Il passare dei giorni e degli anni corrode le cose, la forza del ferro per esempio. Il tempo accumulato e lasciato a marcire genera la noia e il vuoto. Si rivolta contro il suo proprietario. Da qui l’idea del latifondo: folle, inutile e incapace di dare i suoi frutti.

Tempo-investimento

Come dichiara l’espressione stessa, è il tempo inteso come risorsa per guadagnare qualcosa. La metafora viene dalla speculazione finanziaria, dove si investe capitale in vista del profitto e dell’accumulo di maggior capitale. Prevalgono i criteri capitalistici di moltiplicare la ricchezza. Il tempo-investimento ricerca solo gli incontri interessati, che possono generare un qualche tipo di profitto, sia dal punto di vista etico-religioso sia dal punto di vista dell’influenza politica.

Nel contesto pastorale, il tempo è prevalentemente investito con persone, famiglie, gruppi, movimenti che possono comportare un ritorno rapido, tanto per quanto riguarda la la salute finanziaria di comunità, parrocchia o diocesi quanto per riempire la chiesa. Più che la speranza nel segreto influsso della grazia e dello Spirito Santo, prevale l’aspettativa nelle risoluzioni immediate. Contrariamente a quanto raccomanda il Vangelo, gli inviti, le visite e le relazioni tendono a selezionare coloro che hanno qualcosa da offrire in cambio. Dimenticando coloro che non sono in grado di restituire i benefici.

Qui sta un’altra trappola. Mentre la speranza si propone di rispondere alle esigenze evangeliche, in particolare all’azione di Dio nella storia, l’attesa si rivolge alle novità del mercato e di un marketing sempre più accattivanti. Alla speranza contro ogni speranza di cui parla l’apostolo Paolo, si preferisce la frenesia di adattarsi alla moda, mettendo in evidenza le innovazioni tecnologiche.

Così, il tempo-latifondo si intreccia con il tempo-investimento, in vista di una efficienza marcatamente mercantile. In una parola, il denaro e il tempo diventano mezzi di investimento sia per accumulare capitale su capitale sia per accrescere l’influenza sociale, religiosa, politica ecc. Ne risulta una chiesa concentrata su se stessa, che privilegia chi già partecipa alle attività normali (quando non una chiesa di classe medio-alta).

Tempo-gratuità

Basta uno sguardo al Vangelo per rendersi conto che qui ci troviamo di fronte al tempo di Gesù. Tempo del Padre e, allo stesso tempo, tempo offerto gratuitamente ai più poveri ed emarginati. Vale la pena considerare l’atteggiamento dei diversi personaggi che appaiono nella parabola del buon samaritano. Il sacerdote e lo scriba sono impegnati alle attività del Tempio. Il loro atteggiamento dice chiaramente Non ho tempo all’uomo che è stato vittima di ladri e che giace sul ciglio della strada.

Diverso è l’atteggiamento del samaritano. Si presume che abbia anch’egli i propri affari e le proprie esigenze. Ma la sua sensibilità è in grado di farsi carico della condizione di chi è ferito. Data la situazione, passa dalla semplice emozione alla solidarietà efficace: mette i propri beni e il proprio tempo a servizio di chi è caduto. In altre parole, il samaritano da valore al proprio tempo dirigendo l’attenzione su uno la cui vita è minacciata. Va’ e fa lo stesso, dice il Maestro in conclusione della parabola.

In effetti Gesù, il pellegrino e profeta itinerante di Nazaret, fa questo di continuo. Non trascura mai una situazione dolorosa, sofferente, angosciata. Non manca mai di ascoltare il grido dei malati e dei sofferenti. Si ferma sempre di fronte a chi gli chiede, che sia disperato o curiosi, inquieto e smarrito, perso o desideroso di trovare la propria strada, il senso della vita, la salvezza. Sulla via di Gesù, c’è sempre tempo per chi è in grande difficoltà. Dà la precedenza agli esclusi, ai piccolo, agli indifesi, agli ultimi…. È proprio questo il tempo-gratuità, il solo che conduce a pace, serenità, calma, riposo… In una parola, alla salvezza.

Conclusione

Non sarà esagerato dire che, anche se ci sono familiari tutte queste visioni del tempo, la nozione di gratuità è l’unica in grado di dare vera e profonda libertà, poiché non si concentra su se stessa ma rimane aperta ai poveri e agli altri. Offrire il proprio tempo è offrire se stessi, fare spazio alla vita condivisa, offrendo opportunità di arricchimento reciproco. Solo il confronto e il dialogo portano a una crescita reale. Mentre nelle altre concezioni del tempo sono in gioco una proprietà privata e un reddito finanziario, sociale o umano, al centro del tempo-gratuità c’è la persona umana nella sua dignità non negoziabile. È il tempo di Dio, dei poveri e il Regno.

Padre Alfredo J. Gonçalves