Ottant’anni fa moriva il venerabile Rinaldi

Il 31 maggio Rieti, la diocesi di cui fu vescovo dal 1925 fino alla morte, lo ha ricordato con una Messa presieduta dal cardinale Marcello Semeraro e concelebrata da padre Leonir Chiarello, superiore generale dei missionari scalabriniani

Il 31 maggio 1941 moriva il venerabile Massimo Rinaldi, missionario scalabriniano e vescovo di Rieti. Il 31 maggio 2021 in occasione dell’ottantesimo anniversario del transito e nella festa della Visitazione della Beata Vergine Maria e della Madonna del Popolo, il cardinale Marcello Semeraro, prefetto della Congregazione delle cause dei santi, ha presieduto una Messa Pontificale nella basilica Basilica Cattedrale di Santa Maria Assunta a Rieti.

A concelebrare insieme a lui il vescovo Domenico Pompili, padre Leonir Chiarello, superiore generale dei missionari scalabriniani, e monsignor Giovanni Maceroni, presidente Istituto Storico Massimo Rinaldi. Al termine, in via Massimo Rinaldi accanto al Palazzo della Provincia di Rieti è stata scoperta la nuova targa di intitolazione della strada.

Per la gente e tra la gente

Monsignor Rinaldi era entrato nella congregazione scalabriniana nel 1900 per imbarcarsi subito subito per il Brasile, dove fu missionario fino al 1910. «Il nostro venerabile scoprì la sua vocazione proprio nella missionarietà, è nella missionarietà che colse il significato della chiamata del Signore! ha affermato il cardinale Semeraro nella sua riflessione, che citando lo studioso di Rinaldi, Borzomati ha continuato – La spiritualità e la pietà del vescovo Rinaldi non possono essere separate dall’esperienze che ha avuto come scalabriniano e come missionario in Brasile».

Ottant’anni fa moriva il venerabile Rinaldi

Rientrato in Italia fu procuratore ed economo generale della congregazione fino al 1924 e direttore del periodico L’Emigrato Italiano, la rivista scalabriniana sulle migrazioni fondata dal beato Giovanni Battista Scalabrini, pubblicata ancora oggi con il nome di Scalabriniani.

Divenne vescovo nel marzo 1925, «iniziò, dunque, sotto la protezione di san Giuseppe e san Francesco (…) un ministero episcopale che per la bimillenaria storia della Chiesa di Rieti non avrà eguali ha scritto Fabrizio TomassoniMassimo Rinaldi fu un Pastore per la gente e tra la gente, percorse la sua diocesi in lungo e largo, a piedi o a groppa di mulo, ammaestrando tutti con il suo fervore evangelico non di maniera ma semplicemente incarnato».

Il 2 giugno del 1941, il Capitolo della Cattedrale diede ai fedeli di Rieti l’annuncio della morte del vescovo e missionario scalabriniano con un manifesto recante queste parole: «Il pastore buono, il servo fedele e prudente, l’Angelo della Diocesi non è più il suo cuore magnanimo che sempre ha palpitato di amore per le anime, sempre ha pensato a soccorrere i sofferenti, ad accogliere i derelitti, ha fermato i suoi palpito coll’unico rammarico di doversi spegnere lungi dalla sua città natale, e dal suo popolo diletto».

Il secondo fondatore della congregazione

Sulla figura e l’opera del venerabile Rinaldi l’Istituto Storico Massimo Rinaldi ha organizzato nel 2019 a Rieti un convegno ospitato dalla sala consiliare di Palazzo di Città, al quale è intervenuto anche padre Luigi Sabbarese, procuratore generale dei missionari scalabriniani.

«La sua benefica testimonianza fu di altissimo profilo ha dichiarato padre Sabbarese e, quando tornò in Italia [dal Brasile, ndr], per porsi da mediatore illuminato nella temperie del dopo-Scalabrini, si confermò come l’autentico secondo fondatore della congregazione. Il ministero episcopale a Rieti, infine, suggellò le sue scelte di missionarietà evangelica senza infingimenti, cosciente di come davvero la missione venga a noi in ogni epoca».

La celebrazione si è svolta proprio alla vigilia della festa del beato Scalabrini, per la quale padre Chiarello ha scritto il messaggio A cercare nuovo gregge.